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	<title>Luca Francioso &#187; Esercizio</title>
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		<title>L&#8217;esercizio che precede un concerto</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 07:56:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Francioso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esercizio]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_26" class="wp-caption alignleft" style="width: 260px"><img class="size-full wp-image-26 " title="L'urlo" src="http://lucafrancioso.fingerpicking.net/files/urlo.jpg" alt="L'urlo" width="250" height="333" /><p class="wp-caption-text">L&#39;URLO di Munch</p></div>
<p>È chiaro che per salire su un palco per proporre la propria arte in modo efficace si debba passare molto tempo a perfezionarne il linguaggio, così da non inciampare in errori che ne comprometterebbero la riuscita. Ma è anche vero che spesso il bagaglio tecnico del nostro talento può non bastare di fronte al potere catastrofico che può avere l&#8217;esplosione emotiva, il cui scoppio si percepisce anche molto tempo prima di trovarsi dietro le quinte.<br />
Nel caso più specifico della musica e della chitarra, l&#8217;esercizio sullo strumento che precede un concerto non può non tenere conto dell&#8217;influenza che la forte emozione di suonare di fronte a qualcuno avrà sull&#8217;esibizione. Bisognerà tenere sempre presente, infatti, che le condizioni emotive con cui si avrà a che fare sul palco ridurranno di una percentuale piuttosto alta la capacità di concentrazione e il controllo sulle mani. Per cui uno dei modi più efficaci di affrontare la preparazione ad un concerto &#8211; è chiaro che non è il solo &#8211; è quello di separare l&#8217;aspetto tecnico da quello emotivo e concentrarcisi in tempi diversi.<br />
In primo luogo, forse il passo più scontato, si dovrà lavorare sulla propria capacità tecnica in modo da dare al repertorio una certa sicurezza &#8220;fisica&#8221;. Lavorare, cioè, perché i brani siano il più possibile &#8220;puliti&#8221; in ogni passaggio, a tempo e che procedano fluidi e senza sgambetti per tutto il tempo della loro durata. In altre parole bisogna tendere alla perfezione. Attenzione: non diventare perfetti (nessuno lo è!), ma raggiungere il picco del nostro potenziale, così da affrontare il fattore emotivo con un certo margine.<br />
Il mio primo insegnante di chitarra classica, infatti, mi diceva sempre che nella solitudine della mia stanza devo rendere al 130% perché in una stanza affollata il 30% delle mie capacità l&#8217;avrebbe succhiato l&#8217;emozione.<br />
Ecco che diventa importantissimo avere nelle dita la mappatura completa e assimilata di tutti i passaggi di tutti i brani da eseguire, al meglio delle nostre capacità, così da non trovarsi scoperti in caso di perdita di concentrazione.<br />
Ora, una volta ottimizzato l&#8217;aspetto tecnico e la fisicità del proprio potenziale, è necessario affrontare l&#8217;aspetto emotivo, forse quello più difficile e delicato da trattare.<br />
L&#8217;abitudine infatti di intervenire direttamente sulle emozioni, con l&#8217;improbabile tentativo di controllarle, non aiuta lo scopo, anzi genera ulteriore disagio quando ci si accorge che in effetti cambia poco o niente.<br />
Secondo la RET (Terapia Razionale-Emotiva), la teoria psicologica che sta alla base degli studi dei meccanismi mentali ed emotivi ideata dallo psicologo statunitense Albert Ellis, le reazioni emotive ad un qualsiasi evento dipendono dai pensieri che l&#8217;individuo fa sull&#8217;evento e non dall&#8217;evento stesso.<br />
Se salendo su un autobus pieno di gente sentiste qualcuno colpirvi dolorosamente alla schiena e, voltandovi, vi accorgeste che a colpirvi è stato un ragazzo con evidenti problemi di deambulazione, non avreste la stessa reazione emotiva che avreste nell&#8217;eventualità che a colpirvi fosse stato un energumeno frettoloso e poco rispettoso della fila. In entrambi i casi l&#8217;evento, cioè Il colpo alla schiena, è lo stesso, ma le reazioni emotive sono diverse perché diversi sono i pensieri che le hanno generate.<br />
Secondo la RET, dunque, se definiamo A l&#8217;evento, B i nostri pensieri al riguardo e C le emozioni, non è mai A a causare C, ma B.<br />
Questa teoria ci aiuta a capire le dinamiche emozionali che si innescano spesso, anzi direi sempre, durante un concerto o anche più semplicemente durante l&#8217;esibizione casalinga di fronte ad un amico o ad un gruppo di amici. La forte emozione che ci fa tremare, che ci rende poco lucidi e che annebbia la concentrazione non è frutto di un carattere sensibile e oltremodo emotivo, ma è diretta conseguenza di un pensiero che la RET chiama &#8220;svalutazione globale di sé o degli altri&#8221;, cioè un rosario distruttivo di pensieri tipo: &#8220;non sono abbastanza bravo&#8221;, &#8220;ora sbaglio, ora sbaglio&#8221;, &#8220;cosa penseranno di me?&#8221;.<br />
Appreso questo, quindi, non è lavorando sul controllo delle emozioni che si ritroverà la lucidità per portare a termine l&#8217;esibizione, perché è altamente improbabile intervenire sui danni di una bomba già esplosa, è piuttosto  sui pensieri che si dovrà operare una manovra costruttiva, perché sono la miccia da spegnere.<br />
Se sul palco (o in salotto con gli amici), prima di cominciare il primo pezzo, le mani tremano e la concentrazione non trova un punto d&#8217;appiglio su cui ancorarsi, non sarà provando a calmare l&#8217;agitazione che cambierà la reazione emotiva, ma innescando pensieri diversi di forza uguale e contraria a quelli distruttivi, per esempio: &#8220;un errore non farà di me un inetto&#8221;, &#8220;sto facendo del mio meglio&#8221;, &#8220;indipendentemente da ciò che la gente può pensare il mio potenziale non cambia&#8221;. Questo non è il tentativo di convincersi o, peggio, di illudersi che andrà tutto bene, ma è smascherare pensieri irreali e distruttivi e sostituirli con pensieri reali e costruttivi.<br />
Certo questo lavoro di riconoscimento, attacco e trasformazione dei pensieri non è semplice, richiede una certa pratica e allenamento, perché si sarà sempre tentati di seguire i vecchi percorsi mentali e di agire quindi sull&#8217;emozione. Ma anche la tecnica dello strumento prevede pratica e allenamento e certo non è il barrè a fermare gli aspiranti chitarristi.<br />
Le volte che sono riuscito ad applicare la RET ho notato che è cambiato completamente l&#8217;approccio alla serata: non c&#8217;è stata più paura dentro di me, ma quella sana scossa di elettricità in tutto il corpo che spinge ad eccellere e che qualcuno, a volte, scambia per presunzione. Non è che l&#8217;emozione è scomparsa, è rimasta, ma è diventata parte del gioco: non più un ostacolo, ma un sapore da gustare. Perché il punto non è non emozionarsi, il che è impossibile e comunque se così fosse credo che smetterei di suonare oggi stesso, ma è non esserne vittima. L&#8217;arte è condivisione emotiva non intralcio emotivo. Le volte infatti che sono rimasto vittima delle mie emozioni (spesso, in effetti!) la paura di sbagliare &#8211; soprattutto nelle occasioni importanti &#8211; ha annichilito le mani e annebbiato al vista, con il risultato di un concerto dallo schermo piatto, la cui condivisione non si è compiuta.</p>
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