I tre occhi, il piccolo fucile e i cerchi sull’acqua

I cerchi sull
Sono appena tornato da Bologna, dopo un’intera giornata di musica e video nello studio di Reno, e già avverto l’urgenza di fermare su carta (su schermo, in effetti) le forti sensazioni vissute, prima che la notte ne sbiadisca il ricordo.
Quando nella tarda mattinata di oggi ho varcato la soglia di casa Brandoni, dopo l’ora di macchina sulla A13, ho ironicamente gridato al miracolo, considerati i due bidoni rifilati nel giro di un mese alla produzione. La febbre che ha mietuto vittime in casa mia, infatti, mi ha impedito di onorare gli appuntamenti presi in gennaio, con grande rammarico. Per il pacco e per la febbre. Ad ogni modo, ce l’ho fatta. Armato di Lanaro guitar e di una sana euforia, sono stato subito accolto dal solito calore mediterraneo di Reno e famiglia e mi sono sentito atteso, come un ospite gradito. Piacevolissima sensazione.
La prima ora è trascorsa leggera, tra vicendevoli racconti e preparativi tecnici, nello studio mansardato pieno zeppe di chitarre, dischi e computers. Si è condiviso i progetti attuali e futuri, storie di musica e famiglia, attese (tra otto mesi sarò di nuovo papà!) e timori, con quella serena e paciosa complicità che si crea tra due amici che non si vedono da tempo.
Alla fine è stata l’ora di sfoderare lo strumento e sedersi in postazione. Ammetto di essermi un po’ agitato di fronte ai tre occhi impassibili delle tre videocamere e al microfono che puntava come un piccolo fucile il suono della mia chitarra, come un condannato pronto all’esecuzione. È sempre così, quando devo registrare: perdo serenità e mi sento stretto dalla necessità di perfezione, inevitabilmente. Mi sento molto di più a mio agio di fronte alla gente, su un palco colorato di luci, imperfetto a volte, ma emotivamente più intenso. Su un palco si avvera e si compie il reale significato che io attribuisco all’arte: la condivisione. In uno studio, per quanto suggestivo possa essere, non condivido ma mi divido, fra me e me.
C’è una cosa, però, che mi spinge sempre al di là ogni difficoltà emotiva, in situazioni del genere (oltre all’odierno sostegno di Reno, gradito ed efficace, carico di slancio e passione), una cosa molto semplice, ma importante: i cerchi sull’acqua. Si butta un sasso e, nel breve tragitto tra la superficie dell’acqua e il fondale, il passaggio di quel sasso vive e rivive moltissime volte nell’eco dei cerchi, che diventano sempre più grandi e raggiungono crespature e riflessi sempre più lontani. La considero una magia grande, quella che il nostro tempo regala (anche se purtroppo non a tutti), l’opportunità cioè di diffondere quanto più possibile le emozioni, di luogo in luogo, semplicemente premendo il triangolino capovolto del play. Sarebbe impensabile, infatti, suonare e fare concerti in tutto il mondo, in tutte le piazze, in tutte le vie, in tutte le case, in tutti i salotti, in tutte le orecchie. Non credo basterebbe una vita. Ma un video, o un disco, arriva dove il musicista si ferma e questo lo trasforma in un preziosissimo cerchio sull’acqua che viaggia e fa vivere e rivivere una melodia.
Così, forte di questa convinzione, ho cominciato a registrare IN VIAGGIO, provando a dare il meglio di me. Così come con gli altri pezzi, AUTORITRATTO e LA TUTT’ALTRA LONTANANZA, registrati in rapida successione dopo la pausa pranzo. Devo dire che una nota di merito va agli spaghetti con le melanzane che mi sono ritrovato in tavola, una delizia siciliana che ha messo a tacere ogni cosa, musica compresa. Grazie a Flavia e a nonna Cettina.
Le prime difficoltà sono arrivate più tardi, con il brano AVER PAURA DI INNAMORARSI TROPPO, la cover di Lucio Battisti che appare nel CD 34 VOLTE AMORE di FINGERPICKING.NET, e le due videolezioni di IN VIAGGIO e LA TUTT’ALTRA LONTANANZA (in vendita nello store del sito). Qualche errore di troppo mi ha innervosito e ho dovuto ripetere più volte alcuni passaggi per ottimizzarne esecuzione e interpretazione.
Alla fine è andata. Stanchi e accaldati dal riscaldamento settato a mille (chiedere a Reno per i dettagli!), abbiamo rivisto il materiale e, sebbene le mie esecuzioni non siano tecnicamente perfette, i brani sono caldi e vivi come speravo. Inoltre, devo ammetterlo, mi ha davvero stupito la qualità audio e video dei filmati: in un mondo come quello della rete, troppo spesso pago di suoni distorti e di video amatoriali girati con i telefonini, chi punta su qualità e bellezza non fa che lanciare un sasso nell’acqua, attendendo paziente che i cerchi si espandino sempre più lontano.
Ora, davanti allo schermo del mio computer, nel silenzio assonnato di casa mia, proprio mentre Reno sta uploadando i video in rete, assaporo il retrogusto di questa esperienza arricchente nelle parole e nei ricordi di questo veloce resoconto, pronto a chiudere gli occhi e a perdermi nel sonno. Pronto ad un nuovo viaggio.
«Conosco bene i miei limiti, ma non ne pongo mai ai miei sogni». (L.F.)





